Back to black

Rehab.
martedì, 28 ottobre 2008

Come essere scortesi elegantemente, il caso estero: Napoli VS Russia

La realtà è che io sono una grande osservatrice, se non voglio utlizzare il termine di grande capera. Per capera, a Napoli, si intende una che sostanzialmente non si fa i cazzi propri, e si fa volentieri quelli degli altri. Dopottutto è noto al mondo la mia poca voglia di vivere fino ai 100 anni. Se arriverò ai 33 ho già da ringraziare. Oggi sono meno stressata del solito, e sono grata alla mia specialistica di aver al suo interno esami concreti, differenti e decisamente più utili della mia triennale. Non so quanto durerà la mia gratitudine verso il diritto pubblico dell'economia, ma finchè c'è è meglio tenerne conto. Devo pur aggrapparmi a qualche cosa che mi convinca che questa specialistica servirà a rendermi una persona migliore....

Ritorniamo al titolo. Nel mio palazzo vive una famiglia. Ora non sto qui ad elencare le diverse vicissitudini riguardante tale famiglia, vi basta sapere che sono il perfetto spaccato della Napoli che io faccio finta di detestare ma che nel profondo adoro. Perchè vivere qui significa prendere le cose come sono. Se si riesce a trovare il perfetto equilibrio, sulle cose più maleducate e assurde, alla fin fine c'è solo da ammirare. Nel senso: nel Cavone ci sono i pali per la droga. Io lo so, lui lo sa, tutti lo sanno. Nessuno, di dovere, fa qualcosa. Allora cosa faccio io? Mi indegno? No, sorrido, lo attraverso e vado avanti. Che è proprio la politica errata. Ma viveteci voi qui, e poi ne riparliamo. Io uno come Saviano lo ammiro e lo invidio. Ha due palle sotto non indifferenti. Io sono priva di quelle palle, me ne vogliamo fare un torto? Per fortuna i miei non sono commercianti. Non conosco il pizzo, detesto i parcheggiatori, guardo sconvolta la situazione riguardante l'immondizia, mi informo. Io lo so cosa c'è intorno a me. Lo vedo tutti i giorni. Eppure mi sento così dannatamente impotente, che all'impotenza arriva la rassegnazione. E poi c'è la paura, non dimentichiamola.

Come solito divago. Tornando alla cafona del mio palazzo. Lei è la regina madre delle capere. Lei è quella affacciata al suo balconcino che sa dirti se tua madre è scesa, come era vestita, e benchè non abbia parlato, lei riesce a supporre anche il luogo della destinazione. Una donna su cui poter scrivere un trattato di sociologia.

Oggi, bigodini in testa e vestaglia di ordinanza ha bussato alla porta della signora russa accanto a lei (ringrazio ancora Dio o chi di dovere ha posto l'ascensore all'ultimo piano così da darmi la possibilità di vedere il tutto).

La russa apre la porta, probabilmente la napoletana aveva atteso, e quindi le domanda con forte accento napoletano:

"Russa, stavi riposando?"

Russa con forte accento russo: .... (silenzio).... "Ora sono alla porta dimmi."

E' arrivata l'ascensore, sono salita e ho sorriso. Eleganza. Questa è eleganza.

E con ciò chiudo il mio trattato odierno e vi auguro una buona giornata. A me toccherà buttare il sangue sulla mia tesi mentre intorno a me proliferano studenti che la comprano da internet. Sarò l'unica cretina che la scrive?

 C.

postato da leira2005 alle ore 16:28 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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lunedì, 27 ottobre 2008

Ops! I did again

Ho provato a modificare il titolo del blog. Back to black. Oggettivamente mette ansia. E io non sono certo un tipo ansioso... no no. Mica mi sono alzata alle 9 perchè mio padre ha avuto un problema per il pagamento della tassa di laurea, problema che comunque non potrò risolvere oggi? Quindi non mi si venga a dire che sono un tipo ansioso. E se la legge di Murphy è dalla mia parte come sempre, più mi impegnerò e meno cambierò il titolo.

Da un paio di giorni, anzi un paio di settimane la sottoscritta ha ricominciato a scrivere. Ok, sto scrivendo la tesi, ma è pur sempre una attività di scrittura (e scopiazzamento). Dentro di me "si è riaccesa l'antica fiamma della passione" per la scrittura. E quindi quanto tempo mi costerà questa nuova follia?

Dopottutto io sono da ricovero. Anzi da Rehab. Mi ero promessa di andarmene da questa città, di studiare altrove, magari lavorare all'estero. E invece sono ancora qui. Nel senso che vivo ancora nella magica Napoli, prendo sempre la metropolitana, arrivo sempre alla mia università, solo che adesso sono alla specialistica. Ce la farò a sopravviere? Se non scrivo entro 10 giorni fate un'appello su repubblica.it e fatelo firmare a Saviano, così ci scambiamo il favore.

C.

postato da leira2005 alle ore 08:59 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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